Nel 1572 usciva il secondo libro di mottetti a 5, 6, 8 voci (44 mottetti, dei quali 4 composti dal fratello Silla e dai suoi figli Rodolfo e Angelo, tutti suoi allievi), opera ove Pierluigi avanza per la via dell'«espressione» del significato delle parole, sia come melodie patetiche, sia con effetti di sonorità; e le stesse «imitazioni» vi sono trattate con sobrietà e a rafforzamento del senso emotivo. I quattro a 8 voci (che sono i primi dei 60 composti da Pierluigi) costituiscono un esempio magistrale in questo genere a 8 voci fino allora - almeno a Roma - imperfettamente trattato. Un terzo libro di mottetti a 5, 6, 8 voci seguì nel 1575 con dedica ad Alfonso II d'Este, comprendente anch'esso 44 mottetti, dei quali 6 a 8 voci. Di questi mottetti valgono specialmente quelli a 8, superiori a quelli del II libro per la genialità dell'ispirazione e per il gusto squisito con cui vengono alternati i gruppi vocali e l'originalità del loro combinarsi: capolavoro, il Surge illuminare Ierusalem, ove ogni concetto del testo è presentato con la più vera e appropriata espressione in un quadro di impressionante, michelangiolesca grandiosità. Nel 1577 il maestro fu incaricato da Gregorio XIII della revisione dei libri di canto gregoriano, ordinata dal Concilio di Trento e poi da Pio IV. Il lavoro mirava a liberare il canto gregoriano dai barbarismi (confusione di sillabe e note brevi e lunghe), da oscurità e contrarietà (casi di dubbia lettura) e da superfluità (incertezze della collocazione del testo sotto i neumi). La revisione, iniziata da Pierluigi e da  Zoilo, fu terminata solo per la parte assuntasi da Pierluigi; essa comunque non venne in luce e anzi causò liti e angustie al figlio ed erede Igino. Nel 1580, perduta la moglie nell'epidemia, Pierluigi attraversò un momento di crisi,inizialmente chiese ed ottenne di prendere i voti minori, ma pochi mesi dopo, nel 1581, passò a seconde nozze con una facoltosa pellicciaia romana, Virginia Dormoli. La nuova agiatezza permise a Pierluigi di riprendere la serie delle sue pubblicazioni: dal 1581 alla morte, e cioè in 13 anni, egli poté stampare 4 libri di messe, 3 di madrigali, 3 di mottetti, 2 di offertori, 2 di litanie, uno di lamentazioni, uno di inni, uno di Magnificat. palestrina 1Nel 1581 usciva un volume di madrigali a 5 voci: 26 composizioni che l'autore chiama canzoni spirituali, in forma semplice, quasi dialogata, e stile intermedio tra la polifonia e l'omoritmia. Nello stesso anno seguiva un secondo libro di mottetti a 4 voci: 30 composizioni, molte su testi mariani, pervase di soavi e ricercate sonorità vocali e risuonanti di dolcezza infinita: tra di esse figura il celebre Super flumina Babylonis, capolavoro di dolente espressività. Nel 1582 usciva il quarto libro di messe (4 a 4 voci e 3 a 5), scritte in uno stile puramente religioso, limpido, scorrevole. Nel 1584 seguivano i mottetti dal Cantico dei Cantici, opera di assoluta genialità; lo stile è pochissimo polifonico: sovrana vi regna una armonia di smaglianti colori e di sorprese foniche. Quasi contemporanea la pubblicazione del quinto libro di mottetti a 5 voci (28 composizioni), ove a pezzi di carattere vivace, festoso, ricchi di movimento, si alternano altri soavemente delicati o colmi di dolore e tristezza: celebre il Peccavimus . Frattanto egli continuava a fornire alla cappella pontificia suoi lavori, come le 4 messe a 6 voci conservate in un cod. del 1585. Durante il pontificato di Sisto V egli diede alla cappella pontificia 8 messe a 5 e 6 voci. Nel 1586 usciva intanto il secondo libro di madrigali a 4 voci, dedicato al principe di Palestrina Giulio Cesare Colonna: 25 composizioni vivaci e scorrevoli, alcune su motivi facili e spigliati, arieggianti la canzone popolare, altre più sentimentali e descrittive. D'un genere molto diverso dai mottetti è la Lamentatio Jeremiae prophetae, di cui, vivo Pierluigi, non uscì che il primo volume (1588), dedicato a Sisto V, notevole per la varietà del numero e delle qualità delle voci, dove si trovano ineffabili accenti di dolore. Quel pontefice dovette certo allora incoraggiarlo, se già nel 1589 il musicista nuovamente gli dedicava la grandiosa raccolta di 45 inni a 4 voci per tutte le festività dell'annata. Gli inni erano stati composti durante il magistero della cappella Lateranense e della Giulia fino al 1581. Mirabili sono queste pagine per la sottigliezza impiegata nell'elaborazione del canto fermo, la ricercatezza delle modulazioni, l'originalità dei coloriti, la dolcezza, la nobile espressività e la grandiosità dello stile.

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